LA TRADIZIONE HERMETICA

Giuliano Kremmerz e la Schola Italica

SITO INDIPENDENTE DEDICATO ALLA RICERCA E ALLA CONOSCENZA DISINTERESSATE DELLA VERITA' INIZIATICA

LA TRADIZIONE HERMETICA

La Filosofia Ermetica e il Simbolismo Mitologico – Dom Pernety

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Giuseppe Antonio Pernety (nato a Roannes nel 1716, morto a Valenza nel Delfinato nel 1801), benedettino della Congregazione di S. Maura e Cappellano alla corte di Federico il Grande, è stato uno dei più documentati e più chiari commentatori della filosofia ermetica. Egli scrisse «Les fables egyptiennes et grecques devoilées» (Ed. Bruche T.  Parigi, 1758, 2 Voll., in 12°) ed un «Dictionnaire myto-hermetique» Parigi,1787) che fa testo. Le Fables furono in parte tradotte da Giacomo Catinella a Bari e pubblicate da Laterza e Polo nel 1935. Lo scritto che qui si pubblica, è la prefazione alle Favole; di altissimo interesse e di grande chiarezza, mostra che tra i maestri dell'arte erano anche e non pochi i sacerdoti di (ahimè!) nostra Santa Madre Romana Chiesa, che conoscevano  la musica più lunga della litania. 

La filosofia considerata in generale è nata con il mondo dappoiché in ogni tempo gli uomini hanno pensato, meditato; in ogni tempo il magnifico spettacolo dell'Universo ha dovuto colpirli di ammirazione e acuire la loro curiosità naturale. Nato per la società, l'uomo ha cercato i mezzi per viverci gradevolmente e con soddisfazione; il buonsenso, l'umanità, la modestia, la gentilezza dei costumi, l'amore di questa società hanno dovuto certo costituire l'oggetto della sua attenzione. 

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LA TERAPEUTICA DI KREMMERZ FUNZIONA ANCORA? - Thread originale 2012-13 - Parte quattordicesima

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Zan. 25/4/2013: A parte il refuso in cui incorre anche lei, (“questi non sospese né Ricciardelli né Manzi dalle alte cariche nella Myriam”) la sua arringa è, nei confronti del kremmerz, priva di prove, e faziosa. Lei dà per scontato che kremmerz fosse colpevole. Sembra anzi che ne provi gioia, come se buttando fango su di lui lei si liberasse di un personale nemico. Ma chi le dice invece che se Ricciardelli fosse entrato nell’Ordine non avrebbe potuto dare di più ancora? Chi le dice che oltre la quota iniziale per entrare non ve ne fossero altre di cui lei non è a conoscenza? E chi le dice che non fosse possibile, come accade per i Gesuiti, donare ogni cosa all’Ordine stesso? La tesi che non voleva sporcarsi le mani non regge, perché comunque scoperto l’inganno ne avrebbe risposto Borracci e da questi si sarebbe potuto risalire a lui. D’altra parte la giustizia non l’ha ritenuto responsabile e questo basta, non essendo lei sicuramente né il giudice né il PM della questione, nella stessa misura in cui io non ne sono l’avvocato difensore. Comunque, per mera curiosità, mi informerò meglio sul caso e ne studierò ogni particolare soprattutto per capire cos’è che tanto la infastidisce del personaggio del Kremmerz tanto da farle perdere continuamente le staffe nei confronti di chiunque ne parli più o meno a favore.

D&G 25/4: Le sue argomentiazioni sono risibili e non sono in grado di spiegare perchè Kremmerz informato dal Ricciardelli della truffa subita dal suo parente Borracci, nonchè ufficiale di collegamento con tutti i Myriamici e Osiridei rimasti in Italia, non venne immediatamente sopeso per indegnità e radiato per truffa ai danni di aspiranti discepoli attività incompatibile con qualsiasi associazione onorevole, come ci si sarebbe dovuto attendere senza troppi dubbi. 

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ARTURO REGHINI: L’interdizione pitagorica delle Fave – a cura di Or

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La questione dell’interdizione pitagorica delle fave non costituisce certamente un grosso problema di filosofia e neppure di storia della filosofia, ma soltanto un problema ben circoscritto che desta per altro vivo interesse in una cerchia abbastanza larga di studiosi, meravigliati ed incuriositi nel constatare che anche a proposito di un argomento così preciso e ristretto gli specialisti del pitagoreismo non siano in grado di pervenire ad una conclusione concorde e soddisfacente. Augusto Rostagni nel suo Il Verbo di Pitagora si limita ad accennare alla “spinosa questione delle fave” (A. Rostagni, Il Verbo di Pitagora, Torino, 1924, p. 121, nota), e non dice altro.Se ne occupano invece, ma senza poter giungere ad alcuna conclusione: Chaignet (Anthelme Édouard Chaignet, Pythagore et la Philosophie pythagoricienne, Paris, 1874, 2ª ed.) ed il Delatte (Armand Delatte, Études sur la Littérature Pythagoricienne, Paris, 1915). 

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Commiato e conclusione di Hahajah – A cura di Orpheus

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Mario Parascandolo (Hahajah) rappresenta uno dei personaggi-chiave della travagliata storia postkremmerziana. Figura controversa egli stesso, ebbe ad accollarsi il ruolo tutt’altro che facile di Segretario prima, Procuratore poi e infine “successore” (scritto tra virgolette perché tale successione mai ufficializzata, è stata nel tempo più volte contestata) di Domenico Lombardi (Benno), altra personalità di rilievo assai discussa e problematica del passato kremmerziano (valga per tutte le polemiche il post che riportiamo al termine dell’articolo), le cui scelte e iniziative si sono fatalmente riverberate sugli sviluppi della Fratellanza di Miriam, dal primo dopoguerra ad oggi. Entrambi saranno affrontati all’interno di un’analisi più ampia che proporremo in futuro.

Ci limitiamo in questa sede a riproporre i due ultimi e poco conosciuti scritti di Hahajah, espressamente redatti per il numero conclusivo della rivista Ibis (dicembre 1950) (*):

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P. Christian - Storia della Magia - 1870

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P. Christian: STORIA DELLA MAGIA del Mondo Soprannaturale e del Fato - Edizioni Rebis. Volume in ampio formato (cm. 21 x 30,5) a tiratura limitata e numerata, pagine complessive XIV + 390, con numerose illustrazioni nel testo e 16 magnifiche incisioni di E. Bayard. € 40,00.

La Storia della Magia di P. Christian, apparsa originariamente in una pregevole edizione a Parigi nel 1870, costituisce uno dei testi più rappresentativi del pensiero esoterico del XIX secolo, al pari delle maggiori opere di quel fecondo periodo storico compreso tra la metà e la fine dell’Ottocento, nel quale si inserì a pieno titolo divenendo da subito un punto di riferimento unico e imprescindibile per qualunque studio serio sulla materia. Un libro di altissimo livello qualitativo, denso di notizie, informazioni e insegnamenti importanti non reperibili in alcuna altra pubblicazione e indubbiamente uno dei pochi classici realmente emblematici che hanno concretamente contribuito al risveglio e all’affermazione di un interesse più colto e diffuso per la magia e per l’occulto in Francia e nell’Europa occidentale. Per compilare quest’opera monumentale e affascinante l’Autore, Bibliotecario dal Ministero della Pubblica Istruzione e dei Culti, ebbe modo in effetti di consultare innumerevoli manoscritti e preziosi documenti originali provenienti da antichi monasteri soppressi dalla Rivoluzione o sottratti da Napoleone allo stesso Archivio segreto Vaticano. Fu inoltre amico e discepolo diretto di insigni esponenti dell’esoterismo e dell’ermetismo dell’epoca, primo tra tutti Eliphas Levi. 

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