LA TRADIZIONE HERMETICA

Giuliano Kremmerz e la Schola Italica

SITO INDIPENDENTE DEDICATO ALLA RICERCA E ALLA CONOSCENZA DISINTERESSATE DELLA VERITA' INIZIATICA

LA TRADIZIONE HERMETICA

Una Precisazione... - U.D. Cisaria

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Chiari moniti del Kremmerz, validi ieri come oggi, nelle lettere a Bonabitacola del Circolo Virgiliano: "Non desidero e voglio polemiche, né... contraddittorio" (17.3.29). "...non ho torto se sono restio a mettermi tra persone che si combattono, come se l'Ermetismo dovesse considerarsi allo stesso livello di un'opinione partigiana, di persone interessate per un verso o per l'altro. Dare pubblicamente esempio di intolleranza, di bizze, di dissidi, è la negazione del principio di Amore. Bisognerebbe non dare lo spettacolo di odii, di bizze, di malanimo tra studiosi e studiosi ed in realtà sentire veramente amicizia per tutti coloro che in una maniera o in un'altra, danno le loro forze intellettive con larghezza alla propaganda di questi nostri studi" (26.2.29 ) "...l'Isiaco è la classe, nel senso latino di armata di pareri di idee di contraddizioni, di stuolo, di flotta, di schiera... le discordie di genere femminile sono distruttive e impediscono la formazione e il proposito creativo". (17.3.29).

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LA FENICE - Domenico Lombardi Benno

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La Fenicia si stendeva lungo le coste della Siria, a settentrione del promontorio del Carmelo, sulla fascia costiera, fra l'Antilibano e il mare, e fu abitata da remotissimi tempi, come è provato da avanzi arcaici ivi rinvenuti. I Fenici ebbero e conservarono, nonostante l'influenza egizia e greca, una propria fisionomia culturale ed etnica, che risale a tempi lontanissimi, ricostruita da una serie di documenti scritti su tavolette d'argilla, appartenenti ai secoli XIV e XIII a. C. Esse contengono testi di cultura di carattere amministrativo é religioso, di cui alcuni ancora inediti, incisi con scrittura alfabetica, simile al sillabario cuneiforme sumero-accadico. La loro religione, che conosciamo da un rifacimento greco di Filone di Biblo, conservato in numerosi frammenti, consisteva in una cosmogonia che attribuiva all'unione del CAOS con lo SPIRITO la nascita di un uovo (Mót), dalla cui scissione ebbero origine il cielo e la terra. 

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Chiesa, religione e Occultismo - Kremmerz, a cura di Or

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Leggiamo ne L’écho de Paris (n. 5070, 13 aprile 1898):[1]

«All’Arcivescovado di Parigi regna grande preoccupazione circa gli ecclesiastici che s’interessano di scienze occulte, tanto che si propone di proibire loro recisamente lo immischiarsi in qualunque discussione riferentesi allo studio dei fenomeni psichici. Non è inutile osservare che il canonico Brettes, come pure Monsignore Méric, entrambi appassionati dei misteri dell’al-di-là, si mantengono del tutto nella tradizione ecclesiastica. In tutti i tempi, i preti si occuparono di cabbala, di satanismo e di magia.

Appunto nelle chiese si reclutavano al medio evo i più ferventi discepoli dell’alchimia, e nei tempi nostri uno dei più distinti cabbalisti fu l’abbate Constant Louis, il quale pubblicò molti importanti scritti sotto lo pseudonimo di Éliphas Lévi.

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La Fisiologia occulta nell’Antica Medicina Egizia – Viviana Donato

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I Neter e le sette forze direttrici della Vita

La mentalità posseduta dagli antichi era ben diversa da quella attuale. Il loro processo conoscitivo differiva dal nostro sostanzialmente grazie ad un “terzo elemento” presente nel loro sistema di ragionamento: l’analogia. Il pensiero aristotelico, padre dell’attuale cultura, comprende, diciamo, due postulati base: la deduzione, ovvero osservo dei fenomeni e ne deduco delle leggi, e l’induzione, cioè conosco delle leggi e “prevedo” i relativi fenomeni. Gli antichi vi aggiungevano quella che potremmo definire “una terza dimensione del pensiero”, l’analogia, quell’”identità occulta” che sottostà a fenomeni estremamente diversi, che per logica non si possono imparentare tra di loro, ma che analogicamente sono affini, perché relativi ad una medesima funzione universale, ad un determinato Archetipo:

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Occasus Sanguinis – Julianus

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Julianus aveva, ormai da lunghi anni, abbandonato il tempio di Marte Ultore, a Roma. Si era congedato dal suo anziano mentore, dal momento che, essendo ancora vigoroso nel corpo e nella mente, aveva deciso di servire il Nume Gradivo, lasciandosi alle spalle l’afflato di un mundus, fatto di pilastri di marmo e di verba misteriosi. Il Dio si nutriva delle energie psichiche dei propri sacerdoti che, con la forza delle loro invocazioni veicolavano l’azione divina pro salute Urbis. In lunghi anni di esercizio, Julianus aveva conquistato tutte le chiavi cerimoniali che aprivano i Cieli Arcani. Tuttavia, egli aveva compreso che il Dio amava gli esseri erranti e che la parola separata dall’azione concreta, poco o nulla poteva contro le forze delle Tenebre.

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