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Accademia Kremmerziana di Catania “Isi-Diana Aradia”

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«Miriam è lo stato di purità verginale che fa nascere il CRISTOS miracoloso nell'uomo»

«Terapeuta ha il doppio significato di IO SERVO e IO CURO»

«Credo nell'ascenso dell'Uomo all'UNO Infinito nella legge universa, di quello che fu, che è, che in perpetuo sarà»

[Giuliano Kremm-Erz]

 

L'Accademia "ISI-DIANA ARADIA" si propone lo studio e la pratica degli insegnamenti che il maestro Kremmerz, al secolo Ciro Formisano, affidò ai suoi scritti e alla pratica della terapeutica, PRO SALUTE POPULI, da parte della Fratellanza di Miriam. Il nostro intento, nel rispetto della "Prammatica fondamentale", è quello di mettere in pratica le facoltà assopite dello spirito umano in un campo, quello della terapeutica, luminoso per molteplici ragioni. La riscoperta del principio numinoso della nostra natura più intima, il conseguimento dell'Hermes - che, come sosteneva lo stesso Kremmerz, è più che una visione uno stato d'essere - è l'obiettivo che l'ermetismo si è da sempre prefissato, pur nelle molteplicità delle forme espressive. Fedeli all'Idea-le di Amore puro e incondizionato che trova nella terapeutica o "magnetismo terapeutico" la sua prima più immediata e naturale manifestazione, l'Accademia "ISI-DIANA ARADIA" intende riproporre gli insegnamenti del Maestro di Portici a tutti coloro che sono desiderosi di percorrere la via che porta al "conosci te stesso" del Tempio di Delfi.

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ORIGINI DELLE ACCADEMIE KREMMERZIANE

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Accademia Kremmerziana Napoletana

http://www.accademiakremmerziana.it

Per conoscerci

 

 ORIGINI DELLE ACCADEMIE KREMMERZIANE

 A ben leggere quanto è scritto nei "manifesti " divulgativi delle accademie kremmerziane oggi esistenti, espresse attraverso i siti web, uno studioso che volesse imparare e capirci qualcosa rimarrebbe alquanto deluso.

La delusione più evidente è legata al fatto che ogni accademia pensa (ma poi lo pensa davvero?!) di avere il diritto di primogenitura e di possedere la vera, unica verità svelata. Si mostrano addirittura vecchi scritti, conservati come cimeli e reliquie, dalle pagine ormai ingiallite dal tempo, a testimonianza di una autenticità di diritto canonico.

Addirittura si ha la pretenziosità di possedere una legittimità iniziatica che va a braccetto nientemeno che con una ...legittimità giudiziaria!!

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RIFLESSIONE SUI «RIFLESSI D'IRIDE NELL'ACQUA» di Klingsor

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di Giuseppe Maddalena Capiferro e Cristian Guzzo

(Sulla Rotta del Sole - Giordano Editore, 2006)

I nodi vengono al pettine.

Quando c'è il pettine.

Leonardo Sciascia

 

Riflessi d'iride nell'acqua: con questo poetico titolo ha inizio il seguito del controverso Arcano degli Arcani di Cristian Guzzo e Giuseppe Maddalena Capiferro. [*]

[*] Il titolo completo è: Riflessi d'iride nell'acqua. Appunti e documenti per una storia dell'ermetismo kremmerziano. Cfr. anche su SuperZeko le Noterelle su «L'Arcano degli Arcani».

Rispetto all'opera precedente, più promettente e ammiccante, questa pare maggiormente abbottonata, meno pugnace, forse perché, a un anno circa dall'uscita del primo libro, le polemiche e gli attacchi, peraltro previsti, non sembrano sopiti.

Facendo una carrellata in rete, [*] nei vari siti in odore di ermetismo kremmerziano, c'è da rimanere allibiti: mentre si inneggia alla filantropia e ad ermetici apostolati, si insulta il prossimo (la concorrenza) e si deformano abilmente dati e idee per depistare e disinformare.

[*] A tal proposito ringrazio la competenza e la disponibilità di Dario Chioli che con pazienza certosina mi ha condotto a districarmi nella rete vista la mia proverbiale incapacità e ritrosia verso tutto ciò che è tecnologico e informatico.

L'importante è affermare l'immagine di legittimità, ortodossia ecc.

È triste vedere come, per avvalorare le proprie tesi e referenziare la propria posizione, si pubblichino documenti, anche interessanti, ma zeppi di omissis o così sgranati da renderne difficile la lettura.

Questo è farsi la guerra con armi giocattolo.

Del resto il mostrare tutto, per vincere davvero e definitivamente, vorrebbe dire anche perdere il potere. [*]

[*] Una volta un tale soleva ripetermi: «Attento! Il segreto del potere è il potere del segreto».

Potere, per la verità, meschino e limitato.

Questa mania del segreto ha fatto molto male al nostro ermetismo.

Non perché si è celato troppo sulle cose da trasmettere ma perché si è trasmesso a persone inadatte.

A molti è capitato di dover prendere ordini o istruzioni da persone che detenevano sì molte carte riservate e verità "potenti", ma che umanamente e culturalmente presentavano delle carenze imbarazzanti.

Talvolta l'allievo valeva più dell'istruttore, ma non se ne teneva conto.

Il perché di questo non è possibile a spiegarsi in poche righe.

Si potrebbe scrivere un saggio sulla psicopatologia di certi iniziati e non parliamo delle ricadute sul comportamento dovute a pratiche alchemiche, quelle sono comunque da benedire perché dimostrano che ci si è messi in gioco, alludiamo al comportamento di coloro che posano da adepti senza aver nulla praticato, solo perché, possedendo un archivio invidiabile, si sentono unici e missionati a prevaricare su allievi ingenui o sprovveduti.

Questa è l'epoca dei libri neri.

Si è scritto un libro nero sul comunismo, uno sulla psicanalisi, uno sul cristianesimo ecc. Forse è ora che se ne scriva uno sull'ermetismo italico.

A scriverlo però non dovrebbe essere né un cattolico né un kremmerziano deluso con il dente avvelenato.

Occorre rassegnarsi: i tempi cambiano e la tradizione ermetica merita di essere salvata, se no anche i Guzzo e i Capiferro tra qualche anno potrebbero scrivere di "aver sbagliato calendario", con le prevedibili conseguenze.

Del resto la storia ci ha insegnato che anche i grandi maestri possono sbagliare.

Tornando al libro in questione, crediamo che per la verità al viandante dello spirito non interessi molto il certificato di nascita del maestro Caio, la copia della patente di guida del maestro Sempronio o la lista della spesa della "sora Felicetta". [*]

[*] En passant, segnalo anche che a pagina 155, nona riga, invece che lavello sarebbe opportuno leggere avello, fa meno ridere e ha più senso.

I punti da chiarire, anche se molto complessi, sono i seguenti:

1) Se e in che termini una via ermetica di tal genere è ancora praticabile?

2) Esiste ancora il centro a cui faceva riferimento il Kremmerz? In caso di risposta affermativa, quali sono attualmente le strutture ad essa collegate?

3) Se i ponti con una certa realtà sono stati fatti crollare, con il materiale rimasto è possibile, attraverso uno sforzo individuale o collettivo, riuscire a creare le condizioni per un ricongiungimento? Questo ci riporta alla domanda del punto 1) ma potrebbe anche portarci ad altra ovvia e doverosa, ovvero:

4) Fino a che punto è indispensabile veramente un ricongiungimento? Talvolta il "chi fa da sé fa per tre" può premiare, e sottolineo il talvolta.

È sempre convinzione di chi scrive che i due autori siano molto più informati di quel che appare e che a tratti, per proteggere le solite vacche sacre, si impongano un oneroso freno.

Purtroppo però ciò va a danno del valore dell'informazione e si rischia la deformazione.

Sul caso Erim concordiamo che egli avesse una visione dell'ermetismo a dir poco ridotta e un po' forzata ma, diversamente, come avrebbe potuto conciliarsi con il cristianesimo cattolico?

Per quanto riguarda i suoi peccatucci spiritistici, chi non ha praticato lo spiritismo a quel tempo? Anche Guénon e De Lubicz ci sono passati: era in buona compagnia.

Della tecnica alchemica impiegata da Erim e successori parliamo ancora con rispetto, anche se si potrebbe pensare che sia stata ripresa da altrove (quindi un innesto pagano in suolo cristiano piuttosto che viceversa).

Anche il brano dello pseudo-corpus kremmerziano riportato a pagina 164 proviene dal materiale erimiano come le due pagine precedenti e non si capisce chi e perché avrebbe attribuito al Kremmerz tali righe.

Se fosse ancora in vita, il maestro Magana, al secolo Placido Procesi, potrebbe sicuramente dire la sua in merito alla questione Erim/Kremmerz e diradare certi equivoci, data la sua competenza in materia.

Affermare che le parti cosiddette fasulle del corpus kremmerziano siano da attribuirsi a qualche furbo manipolatore che avrebbe utilizzato, tra le altre fonti, anche l'opera del conte Alberti, è una tesi che purtroppo non ci sentiamo di appoggiare.

Da anni ormai si profanano cose importanti e l'unica replica a tutto questo scempio, oltre il tacere, è negarne l'autenticità.

Ecco perché oggi definirsi kremmerziani è cosa ingrata.

È cosa ingrata parlare di interno ed esterno, di superiori gerarchie e di ortodossie.

Esattamente come è ingrato parlare di vittoria finale quando i carri armati nemici sono sotto casa.

Questo non vuole essere l'elogio del disfattismo ma un'esortazione a vedere le cose per come sono e a cercare di recuperare il recuperabile con il coraggio di chi ammette la sconfitta senza cecità e si rialza più leggero e pronto per nuove sfide.

Che Galleani fosse figlio o meno di un osirideo, che Ottaviano si chiamasse Koch invece di Caetani, non è cosa di gran peso.

Ogni verità acquisita porta ad un ridimensionamento, anche doloroso. L'importante è che sia verità, e non disinformazione o guerra psicologica.

Il capitolo sulla CEUR è così interessante che meriterebbe un volume a parte. Per quanto criticata è stata comunque un'iniziativa coraggiosa. Senza il fenomeno CEUR il Kremmerz sarebbe rimasto sconosciuto ai più.

La figura di Carlo Coraggia andrebbe studiata e analizzata più a fondo, diversamente qualcuno potrebbe scambiarlo per un Berlusconi dell'ermetismo.

Per chiudere, in attesa di altri scritti di questi due validi autori, ci permettiamo di esortarli a perseverare con tenacia e soprattutto coraggio.

Non riusciamo a vedere Izar e Mamo che se la ridono sul caos dell'ermetismo italico, forse piangono; quelli che sicuramente se la ridono sono gli esoteristi stranieri che vedono come l'anima italica, tutt'altro che unificata, riesce ad insozzare a maltrattare un patrimonio antico e invidiato. Peccato.

[da www.superzeko.net Febbraio 2007]

 

 

Ai discepoli kremmerziani URBI ET ORBI

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Molti anni fa conobbi un uomo che, per la sua autentica semplicità, considerai eccezionale. Il comportamento esteriore di quell'uomo non aveva nulla di particolare: era molto umile, accettava la stupidità e le critiche di chi gli parlava senza fare pesare la stoltezza che nelle parole era contenuta. Si chinava al loro livello per poter accedere alla loro anima e trasmettere le giuste concezioni, ma i suoi interlocutori erano spesso presuntuosi, prepotenti e qualche volta anche tracotanti. Ma l'atteggiamento di quell'uomo non cambiava: rimaneva umile, tranquillo, non sembrava cogliere le provocazioni, come se vedesse oltre le piccole teste scettiche che aveva davanti a sé. Spesso mi chiedevo la ragione di un simile comportamento, ma non trovavo alcuna risposta. La risposta me la diede il tempo, quando mi trovai in una situazione analoga.

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ANCORA QUALCHE RIFLESSIONE IN MARGINE AI «RIFLESSI D'IRIDE NELL'ACQUA» di Klingsor

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Qualcuno commentando i nostri scritti in rete, ha ipotizzato non essere essi opera di un kremmerziano. Ci ha fatto sorridere. Premesso che oggi è fin troppo comodo darsi e dare etichette, e qualche volta pure sconveniente, sarebbe forse il caso di chiarire cosa intendiamo per kremmerziano. Se il vocabolo è da ritenersi quale sinonimo di mancanza di senso critico, pochezza culturale, ostracismo settario che sconfina nel patologico, doppiogiochismo da politicante... beh allora no, non siamo kremmerziani. Se invece essere kremmerziano sottende un approccio prudente e rispettoso con l'antico senza trascurare il contesto in cui viviamo e facendo i conti con i dati che man mano che si procede affiorano e ci impegnano ad una scelta, allora sì, siamo kremmerziani. Se si afferma che l'ermetismo è per pochi allora si è fascisti. Meglio il politicamente corretto: c'è spazio per tutti, anche per coloro che non riescono a separarsi dalla isiaca coperta di "Linus". Kremmerz sosteneva che l'ermetismo è esperienza personale e soggettiva. Questo deve portarci necessariamente ad essere cauti nel dare valore scientifico (o meglio scientista) a certe pratiche. Un approccio troppo accademico verso le secrete cose rischia di arenarsi o di pervenire ad una visione parziale e/o deformata della questione. Questa è l'insidia in cui ci si imbatte applicandosi a certe ricerche che si vorrebbero solo storiche per poi darne in pasto al pubblico i risultati. Tracciare una storia esauriente del nostro ermetismo non può prescindere dal vissuto [*] degli autori della medesima.

 

[*] Scrive Diego Frigoli nel libro Ecobiopsicologia. Psicosomatica della complessità, M & B Publishing, 2004, pp. 124-125: «secondo Maturana e Varela non esiste cosa che possa prescindere dalla cognizione, ovvero non esiste una realtà oggettiva separata dal soggetto, ma è il soggetto stesso che vivendo, cioè conoscendo, costruisce la propria realtà. Conoscere, pertanto, non ci dà la rappresentazione di un mondo indipendente, predeterminato, quanto piuttosto di quel mondo che costruiamo costantemente con i nostri atti e la nostra vita. Ciò non significa che fuori di noi ci sia il vuoto, ma semmai una materia che non possiede alcuna caratteristica predeterminata dalla quale noi ritagliamo il nostro mondo. Ad esempio, i gatti e gli uccelli vedono gli alberi in maniera molto diversa da noi a causa della percezione luminosa in campi di frequenze diverse. Ne consegue che le sagome degli alberi "generati" da tali animali saranno diverse dalle nostre. Così anche nell'uomo, il mondo della realtà visibile ritagliato da un artista sarà profondamente diverso rispetto a quello di un contadino, pur essendo entrambi appartenenti al genere umano».

 

Valutare e descrivere i singoli personaggi considerando i loro caratteri, le loro esperienze, i loro sbagli conduce quasi inevitabilmente al giudizio e dunque ad un'alterazione della verità o, se si preferisce, conduce ad una verità alternativa. La storia di un movimento esoterico non è fatta solo di scismi e di carte bollate ma anche di miti, di parole, di vissuto sotterraneo, ovvero occulto. Se si omette questo a che può condurre la ricerca? Non certo a informare. Rileggendo l'opera di Guzzo e Capiferro ci siamo imbattuti in un passaggio a proposito di Del Guercio che fa riflettere. A pag 204, seconda riga dall'alto si legge che il professore fiorentino sarebbe stato esponente di un milieu pseudoiniziatico intriso di fascismo e cattolicesimo fondamentalista. Cosa dire di ciò? Non abbiamo né carte né sigilli per accendere le polveri di altre polemiche inutili ci piace però fare qualche semplice considerazione. È ormai consuetudine, in ambito pagano, quando si vuole offendere e criticare qualcuno, sempre pagano ma in modo diverso, dargli del cattolico, meglio se integralista. Ora ci sembra difficile immaginare un Del Guercio cattolico che frequenta e collabora con personaggi del milieu di Reghini, Gallo, Jung e Serrano ecc., tutti fascisti, razzisti, nazisti, ermetisti, gnostici e quant'altro ma cattolici proprio no. Ci pare una forzatura. Se poi il professore fiorentino ha commesso delle scorrettezze, nulla vieta che vi sia stato spinto da ragioni affatto estranee al cattolicesimo. Possibile che un adepto del calibro di Lombardi si sia fatto prendere in giro? Perché si ha una gran messe di notizie circa i trascorsi iniziatici di un Anglisani, di un Parascandalo, di un Mergè ecc. e di Del Guercio non salta fuori nulla? Se Lombardi scelse il "gran fiorentino" doveva avere i suoi motivi. Nei nostri viaggi per l'Italia, anni orsono, non abbiamo trovato alcuno in grado di parlare chiaramente dei trascorsi di Alfonso del Guercio (contatti, maestri, ecc.). A tal proposito ci piace ricordare che l'8 di marzo ricorre il secondo anniversario della morte dell'avv. Gilberto Gatteschi cultore di ermetica e discepolo di Del Guercio. Una delle poche persone che avrebbe potuto dare qualche risposta a certi interrogativi. Non è da escludere che il suddetto studioso abbia lasciato testimonianze orali o scritte su certi fatti a qualche fortunato seguace. Purtroppo, ahinoi, non basta trovare le persone; bisogna anche saperle rendere loquaci. Oppure si finisce a citazioni di opere segrete e riservate o che sono state distrutte o peggio... mai esistite. [*]

 

[*] A tal proposito ci viene in mente un tale che tanto tempo fa citava una presunta «Cabala di Zoroastro», contenente una versione dei famigerati aforismi di Iriz -Ben-Assir, nonché addirittura un "corpus" impiegato all'interno dell'Ordine del Mantos, tutto in lingua greca. Verità o leggenda metropolitana? Mah!

 

[da www.superzeko.net Marzo 2007]