«Miriam è lo stato di purità verginale
che fa nascere il CRISTOS miracoloso nell'uomo»
«Terapeuta ha il doppio significato di
IO SERVO e IO CURO»
«Credo nell'ascenso dell'Uomo all'UNO Infinito
nella legge universa, di quello che fu, che è, che in perpetuo sarà»
[Giuliano Kremm-Erz]
L'Accademia "ISI-DIANA ARADIA" si propone
lo studio e la pratica degli insegnamenti che il maestro Kremmerz, al secolo Ciro
Formisano, affidò ai suoi scritti e alla pratica della terapeutica, PRO SALUTE POPULI,
da parte della Fratellanza di Miriam. Il nostro intento, nel rispetto della "Prammatica
fondamentale", è quello di mettere in pratica le facoltà assopite dello spirito
umano in un campo, quello della terapeutica, luminoso per molteplici ragioni. La
riscoperta del principio numinoso della nostra natura più intima, il conseguimento
dell'Hermes - che, come sosteneva lo stesso Kremmerz, è più che una visione uno
stato d'essere - è l'obiettivo che l'ermetismo si è da sempre prefissato, pur nelle
molteplicità delle forme espressive. Fedeli all'Idea-le di Amore puro e incondizionato
che trova nella terapeutica o "magnetismo terapeutico" la sua prima più immediata
e naturale manifestazione, l'Accademia "ISI-DIANA ARADIA" intende riproporre
gli insegnamenti del Maestro di Portici a tutti coloro che sono desiderosi di percorrere
la via che porta al "conosci te stesso" del Tempio di Delfi.
A
ben leggere quanto è scritto nei "manifesti " divulgativi delle accademie kremmerziane
oggi esistenti, espresse attraverso i siti web, uno studioso che volesse imparare
e capirci qualcosa rimarrebbe alquanto deluso.
La delusione più evidente è legata al fatto che ogni
accademia pensa (ma poi lo pensa davvero?!) di avere il diritto di primogenitura
e di possedere la vera, unica verità svelata. Si mostrano addirittura vecchi scritti,
conservati come cimeli e reliquie, dalle pagine ormai ingiallite dal tempo, a testimonianza
di una autenticità di diritto canonico.
Addirittura si ha la pretenziosità di possedere una
legittimità iniziatica che va a braccetto nientemeno che con una ...legittimità giudiziaria!!
Riflessi d'iride nell'acqua:
con questo poetico titolo ha inizio il seguito del controverso Arcano degli
Arcanidi Cristian Guzzo e Giuseppe
Maddalena Capiferro. [*]
[*] Il titolo completo è: Riflessi
d'iride nell'acqua. Appunti e documenti per una storia dell'ermetismo
kremmerziano. Cfr. anche su SuperZeko le Noterelle
su «L'Arcano degli Arcani».
Rispetto all'opera precedente,
più promettente e ammiccante, questa pare maggiormente abbottonata, meno
pugnace, forse perché, a un anno circa dall'uscita del primo libro, le
polemiche e gli attacchi, peraltro previsti, non sembrano sopiti.
Facendo una carrellata in rete, [*]
nei vari siti in odore di ermetismo kremmerziano, c'è da rimanere allibiti:
mentre si inneggia alla filantropia e ad ermetici apostolati, si insulta il
prossimo (la concorrenza) e si deformano abilmente dati e idee per depistare e
disinformare.
[*] A tal proposito ringrazio la
competenza e la disponibilità di Dario Chioli che con pazienza certosina mi ha
condotto a districarmi nella rete vista la mia proverbiale incapacità e ritrosia
verso tutto ciò che è tecnologico e informatico.
L'importante è affermare
l'immagine di legittimità, ortodossia ecc.
È triste vedere come, per
avvalorare le proprie tesi e referenziare la propria posizione, si pubblichino
documenti, anche interessanti, ma zeppi di omissis o così sgranati da
renderne difficile la lettura.
Questo è farsi la guerra con armi
giocattolo.
Del resto il mostrare tutto, per
vincere davvero e definitivamente, vorrebbe dire anche perdere il potere. [*]
[*] Una volta un tale soleva
ripetermi: «Attento! Il segreto del potere è il potere del segreto».
Potere, per la verità, meschino e
limitato.
Questa mania del segreto ha fatto
molto male al nostro ermetismo.
Non perché si è celato troppo
sulle cose da trasmettere ma perché si è trasmesso a persone inadatte.
A molti è capitato di dover
prendere ordini o istruzioni da persone che detenevano sì molte carte riservate
e verità "potenti", ma che umanamente e culturalmente presentavano delle
carenze imbarazzanti.
Talvolta l'allievo valeva più
dell'istruttore, ma non se ne teneva conto.
Il perché di questo non è
possibile a spiegarsi in poche righe.
Si potrebbe scrivere un saggio
sulla psicopatologia di certi iniziati e non parliamo delle ricadute sul
comportamento dovute a pratiche alchemiche, quelle sono comunque da benedire
perché dimostrano che ci si è messi in gioco, alludiamo al comportamento di
coloro che posano da adepti senza aver nulla praticato, solo perché, possedendo
un archivio invidiabile, si sentono unici e missionati a prevaricare su allievi
ingenui o sprovveduti.
Questa è l'epoca dei libri
neri.
Si è scritto un libro nero sul
comunismo, uno sulla psicanalisi, uno sul cristianesimo ecc. Forse è ora che se
ne scriva uno sull'ermetismo italico.
A scriverlo però non dovrebbe
essere né un cattolico né un kremmerziano deluso con il dente avvelenato.
Occorre rassegnarsi: i tempi
cambiano e la tradizione ermetica merita di essere salvata, se no anche i Guzzo
e i Capiferro tra qualche anno potrebbero scrivere di "aver sbagliato
calendario", con le prevedibili conseguenze.
Del resto la storia ci ha
insegnato che anche i grandi maestri possono sbagliare.
Tornando al libro in questione,
crediamo che per la verità al viandante dello spirito non interessi molto il certificato
di nascita del maestro Caio, la copia della patente di guida del maestro
Sempronio o la lista della spesa della "sora Felicetta". [*]
[*] En passant, segnalo anche che
a pagina 155, nona riga, invece che lavello sarebbe opportuno leggere avello,
fa meno ridere e ha più senso.
I punti da chiarire, anche se
molto complessi, sono i seguenti:
1) Se e in che termini una via
ermetica di tal genere è ancora praticabile?
2) Esiste ancora il centro a cui
faceva riferimento il Kremmerz? In caso di risposta affermativa, quali sono
attualmente le strutture ad essa collegate?
3) Se i ponti con una certa
realtà sono stati fatti crollare, con il materiale rimasto è possibile,
attraverso uno sforzo individuale o collettivo, riuscire a creare le condizioni
per un ricongiungimento? Questo ci riporta alla domanda del punto 1) ma
potrebbe anche portarci ad altra ovvia e doverosa, ovvero:
4) Fino a che punto è
indispensabile veramente un ricongiungimento? Talvolta il "chi fa da sé fa per
tre" può premiare, e sottolineo il talvolta.
È sempre convinzione di chi
scrive che i due autori siano molto più informati di quel che appare e che a
tratti, per proteggere le solite vacche sacre, si impongano un oneroso freno.
Purtroppo però ciò va a danno del
valore dell'informazione e si rischia la deformazione.
Sul caso Erim concordiamo che
egli avesse una visione dell'ermetismo a dir poco ridotta e un po' forzata ma,
diversamente, come avrebbe potuto conciliarsi con il cristianesimo cattolico?
Per quanto riguarda i suoi
peccatucci spiritistici, chi non ha praticato lo spiritismo a quel tempo? Anche
Guénon e De Lubicz ci sono passati: era in buona compagnia.
Della tecnica alchemica impiegata
da Erim e successori parliamo ancora con rispetto, anche se si potrebbe pensare
che sia stata ripresa da altrove (quindi un innesto pagano in suolo cristiano
piuttosto che viceversa).
Anche il brano dello
pseudo-corpus kremmerziano riportato a pagina 164 proviene dal materiale
erimiano come le due pagine precedenti e non si capisce chi e perché avrebbe
attribuito al Kremmerz tali righe.
Se fosse ancora in vita, il
maestro Magana, al secolo Placido Procesi, potrebbe sicuramente dire la sua in
merito alla questione Erim/Kremmerz e diradare certi equivoci, data la sua
competenza in materia.
Affermare che le parti cosiddette
fasulle del corpus kremmerziano siano da attribuirsi a qualche furbo
manipolatore che avrebbe utilizzato, tra le altre fonti, anche l'opera del
conte Alberti, è una tesi che purtroppo non ci sentiamo di appoggiare.
Da anni ormai si profanano cose
importanti e l'unica replica a tutto questo scempio, oltre il tacere, è negarne
l'autenticità.
Ecco perché oggi definirsi
kremmerziani è cosa ingrata.
È cosa ingrata parlare di interno
ed esterno, di superiori gerarchie e di ortodossie.
Esattamente come è ingrato
parlare di vittoria finale quando i carri armati nemici sono sotto casa.
Questo non vuole essere l'elogio
del disfattismo ma un'esortazione a vedere le cose per come sono e a cercare di
recuperare il recuperabile con il coraggio di chi ammette la sconfitta senza
cecità e si rialza più leggero e pronto per nuove sfide.
Che Galleani fosse figlio o meno
di un osirideo, che Ottaviano si chiamasse Koch invece di Caetani, non è cosa
di gran peso.
Ogni verità acquisita porta ad un
ridimensionamento, anche doloroso. L'importante è che sia verità, e non
disinformazione o guerra psicologica.
Il capitolo sulla CEUR è così
interessante che meriterebbe un volume a parte. Per quanto criticata è stata
comunque un'iniziativa coraggiosa. Senza il fenomeno CEUR il Kremmerz sarebbe
rimasto sconosciuto ai più.
La figura di Carlo Coraggia
andrebbe studiata e analizzata più a fondo, diversamente qualcuno potrebbe
scambiarlo per un Berlusconi dell'ermetismo.
Per chiudere, in attesa di altri
scritti di questi due validi autori, ci permettiamo di esortarli a perseverare
con tenacia e soprattutto coraggio.
Non riusciamo a vedere Izar e
Mamo che se la ridono sul caos dell'ermetismo italico, forse piangono; quelli
che sicuramente se la ridono sono gli esoteristi stranieri che vedono come
l'anima italica, tutt'altro che unificata, riesce ad insozzare a maltrattare un
patrimonio antico e invidiato. Peccato.
Molti anni fa conobbi un uomo
che, per la sua autentica semplicità, considerai eccezionale. Il comportamento
esteriore di quell'uomo non aveva nulla di particolare: era molto umile,
accettava la stupidità e le critiche di chi gli parlava senza fare pesare la
stoltezza che nelle parole era contenuta. Si chinava al loro livello per poter
accedere alla loro anima e trasmettere le giuste concezioni, ma i suoi
interlocutori erano spesso presuntuosi, prepotenti e qualche volta anche
tracotanti. Ma l'atteggiamento di quell'uomo non cambiava: rimaneva umile,
tranquillo, non sembrava cogliere le provocazioni, come se vedesse oltre le
piccole teste scettiche che aveva davanti a sé. Spesso mi chiedevo la ragione
di un simile comportamento, ma non trovavo alcuna risposta. La risposta me la
diede il tempo, quando mi trovai in una situazione analoga.
Qualcuno
commentando i nostri scritti in rete, ha ipotizzato non essere essi opera di un
kremmerziano. Ci ha fatto sorridere. Premesso che oggi è fin troppo comodo
darsi e dare etichette, e qualche volta pure sconveniente, sarebbe forse il
caso di chiarire cosa intendiamo per kremmerziano. Se il vocabolo è da
ritenersi quale sinonimo di mancanza di senso critico, pochezza culturale,
ostracismo settario che sconfina nel patologico, doppiogiochismo da
politicante... beh allora no, non siamo kremmerziani. Se invece essere
kremmerziano sottende un approccio prudente e rispettoso con l'antico senza trascurare
il contesto in cui viviamo e facendo i conti con i dati che man mano che si
procede affiorano e ci impegnano ad una scelta, allora sì, siamo kremmerziani.
Se si afferma che l'ermetismo è per pochi allora si è fascisti. Meglio il
politicamente corretto: c'è spazio per tutti, anche per coloro che non riescono
a separarsi dalla isiaca coperta di "Linus". Kremmerz sosteneva che
l'ermetismo è esperienza personale e soggettiva. Questo deve portarci
necessariamente ad essere cauti nel dare valore scientifico (o meglio
scientista) a certe pratiche. Un approccio troppo accademico verso le secrete
cose rischia di arenarsi o di pervenire ad una visione parziale e/o deformata
della questione. Questa è l'insidia in cui ci si imbatte applicandosi a certe
ricerche che si vorrebbero solo storiche per poi darne in pasto al pubblico i
risultati. Tracciare una storia esauriente del nostro ermetismo non può
prescindere dal vissuto [*] degli autori della medesima.
[*] Scrive Diego Frigoli nel
libro Ecobiopsicologia. Psicosomatica della complessità, M & B Publishing,
2004, pp. 124-125: «secondo Maturana e Varela non esiste cosa che possa
prescindere dalla cognizione, ovvero non esiste una realtà oggettiva separata
dal soggetto, ma è il soggetto stesso che vivendo, cioè conoscendo, costruisce
la propria realtà. Conoscere, pertanto, non ci dà la rappresentazione di un
mondo indipendente, predeterminato, quanto piuttosto di quel mondo che
costruiamo costantemente con i nostri atti e la nostra vita. Ciò non significa
che fuori di noi ci sia il vuoto, ma semmai una materia che non possiede alcuna
caratteristica predeterminata dalla quale noi ritagliamo il nostro mondo. Ad
esempio, i gatti e gli uccelli vedono gli alberi in maniera molto diversa da
noi a causa della percezione luminosa in campi di frequenze diverse. Ne
consegue che le sagome degli alberi "generati" da tali animali
saranno diverse dalle nostre. Così anche nell'uomo, il mondo della realtà
visibile ritagliato da un artista sarà profondamente diverso rispetto a quello di
un contadino, pur essendo entrambi appartenenti al genere umano».
Valutare e descrivere i singoli
personaggi considerando i loro caratteri, le loro esperienze, i loro sbagli
conduce quasi inevitabilmente al giudizio e dunque ad un'alterazione della verità
o, se si preferisce, conduce ad una verità alternativa. La storia di un
movimento esoterico non è fatta solo di scismi e di carte bollate ma anche di
miti, di parole, di vissuto sotterraneo, ovvero occulto. Se si omette questo a
che può condurre la ricerca? Non certo a informare. Rileggendo l'opera di Guzzo
e Capiferro ci siamo imbattuti in un passaggio a proposito di Del Guercio che
fa riflettere. A pag 204, seconda riga dall'alto si legge che il professore
fiorentino sarebbe stato esponente di un milieu pseudoiniziatico intriso
di fascismo e cattolicesimo fondamentalista. Cosa dire di ciò? Non abbiamo né
carte né sigilli per accendere le polveri di altre polemiche inutili ci piace
però fare qualche semplice considerazione. È ormai consuetudine, in ambito
pagano, quando si vuole offendere e criticare qualcuno, sempre pagano ma in
modo diverso, dargli del cattolico, meglio se integralista. Ora ci sembra
difficile immaginare un Del Guercio cattolico che frequenta e collabora con
personaggi del milieu di Reghini, Gallo, Jung e Serrano ecc., tutti
fascisti, razzisti, nazisti, ermetisti, gnostici e quant'altro ma cattolici
proprio no. Ci pare una forzatura. Se poi il professore fiorentino ha commesso
delle scorrettezze, nulla vieta che vi sia stato spinto da ragioni affatto
estranee al cattolicesimo. Possibile che un adepto del calibro di Lombardi si
sia fatto prendere in giro? Perché si ha una gran messe di notizie circa i
trascorsi iniziatici di un Anglisani, di un Parascandalo, di un Mergè ecc. e di
Del Guercio non salta fuori nulla? Se Lombardi scelse il "gran
fiorentino" doveva avere i suoi motivi. Nei nostri viaggi per l'Italia,
anni orsono, non abbiamo trovato alcuno in grado di parlare chiaramente dei
trascorsi di Alfonso del Guercio (contatti, maestri, ecc.). A tal proposito ci
piace ricordare che l'8 di marzo ricorre il secondo anniversario della morte
dell'avv. Gilberto Gatteschi cultore di ermetica e discepolo di Del Guercio.
Una delle poche persone che avrebbe potuto dare qualche risposta a certi interrogativi.
Non è da escludere che il suddetto studioso abbia lasciato testimonianze orali
o scritte su certi fatti a qualche fortunato seguace. Purtroppo, ahinoi, non
basta trovare le persone; bisogna anche saperle rendere loquaci. Oppure si
finisce a citazioni di opere segrete e riservate o che sono state distrutte o
peggio... mai esistite. [*]
[*] A tal proposito ci viene in
mente un tale che tanto tempo fa citava una presunta «Cabala di Zoroastro»,
contenente una versione dei famigerati aforismi di Iriz -Ben-Assir, nonché
addirittura un "corpus" impiegato all'interno dell'Ordine del Mantos,
tutto in lingua greca. Verità o leggenda metropolitana? Mah!