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La Coscienza dell'Iniziato - Hahajah

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Una delle prove SPERIMENTALI che l'iniziato consegue dalle Tue pratiche magiche è uno stato speciale del suo essere, o concordanza con l'Uno-Universo, o col suo principio solare, per il quale egli si effonde in una coscienza panica, densa di intuizioni, di conferme, di rivelazioni e di certezze, che l'uomo ordinario è ben lungi dal sospettare e dal realizzare. Non è che egli si trasferisca «su altro piano», o che egli sia «altro» da ciò che è, o che perda la propria identità, per confondersi o fondersi estatico in Intelligenze a lui superiori, o che si dilati in una coscienza cosmica che gli è estranea e che solo momentaneamente gli è consentito sondare. Al contrario: egli soltanto allora si identifica con se stesso, si ritrova, si riconosce per ciò che è, oltre i limiti della coscienza ordinaria, circoscritta ed elementare, a cui per abito di vita si è assuefatto, come volgendo altrove lo sguardo dal Geova creatore, che è lui stesso, disingannato e disincantato dalla propria immagine di creta, idolizzata per tradimento al comandamento divino

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La Preparazione, la Volontà e la Purificazione del Mago, di Eliphas Levi – a cura di Orpheus

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Ogni intenzione, che non si manifesta per mezzo di atti, è una vana intenzione, e la parola che la esprime una parola inutile; è l'azione che dà la prova della vita ed è pure l'azione che prova e dimostra la volontà. Si dice per questo nei libri simbolici e sacri che gli uomini saranno giudicati non secondo le loro idee ma secondo le loro azioni. Per essere si deve operare. Dovremo ora iniziare a trattare della questione grande e terribile delle opere magiche. Non si tratterà più qui di teorie o di astrazioni; giungeremo alla realizzazione, metteremo fra le mani dell'adepto la bacchetta dei miracoli dicendogli: «Non ti basare solo sulle nostre parole; ma per conto tuo agisci.» Si tratta qui di opere di una relativa onnipotenza, e del mezzo di impossessarsi dei maggiori segreti della natura e di farli servire ad una volontà illuminata ed inflessibile. La maggior parte dei rituali magici conosciuti sono delle mistificazioni o degli enigmi, e noi, per la prima volta, stiamo dopo tanti secoli per squarciare il velo dell'occulto santuario. Rivelare la santità dei misteri significa porre un rimedio alla loro profanazione. Tale è il pensiero che sostiene il nostro coraggio e ci induce ad affrontare serenamente tutti i pericoli di quest'opera che forse è la più ardita che mai mente umana abbia concepito o compiuto. 

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ARTE & ERMETISMO: LA VENERE VERTICORDIA a cura di Stefano Mayorca

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La Venere Verticordia (letteralmente: “che apre i cuori”) di D. Gabriel Rossetti (1828-1882), racchiude elementi simbolici di notevole interesse.

Si raccorda, intanto, ai celebri Veneralia, feste cultuali dedicate alla dèa Venere e officiate a Roma. Nella raffigurazione di Rossetti, spiccano alcuni aspetti iconografici che, all’occhio attento dell’appassionato fruitore ed estimatore, non possono sfuggire.

La farfalla, per esempio, incarna l’anima, che, ormai libera dalla crisalide che la teneva prigioniera, può finalmente librarsi, posandosi sulla freccia che la dèa tiene tra le mani.

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L’ATANOR – Arturo Reghini. A cura di Orpheus

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Secondo Albert Poisson (Théories et symbolés des Alchimistes, pag. 106), «il vero ATANOR... è una specie di fornello a riverbero che si può Smontare in tre parti. La parte inferiore contiene il fuoco: essa è bucherellata per permettere l'accesso all'aria e presenta una porta. La parte media, pure cilindrica, offre tre sporgenze disposte a triangolo su cui riposa la scodella contenente l'uovo. Questa parte è bucata, secondo uno dei diametri, da due buchi opposti, chiusi da dei dischi di cristallo, il che permetteva di vedere cosa succedeva nell'uovo. Infine la parte superiore, piena sferica, costituiva una cupola o riflettore, che riverberava il calore; tale era l'atanor generalmente usato». 

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Julius Evola e l’Ascesi come rito filosofico interiore – Giandomenico Casalino

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Cosa sono gli scritti di Julius Evola? Il libro per Evola cosa è e che cosa rappresenta? Qual’è il senso profondo dell’intera opera evoliana? Siamo fermamente convinti, e non da ora, che per tentare di dare una risposta a tali quesiti sia necessario, diremmo inevitabile, cercare di pensare in guisa contestuale sia l’opera scritta che quella vissuta, la linea dell’esperienza esistenziale evoliana in uno con ciò che ha scritto, il suo essere autentico, nel significato ontologico, insieme alle Immagini, ai Simboli, ai Pensieri viventi, alle vicende dello Spirito, come esperienze catartiche dello stesso, che Evola “racconta” nelle sue pagine, come se fossero tutte l’autobiografia cosmica del Soggetto universale che, con la sua persona quale Io storico-sociale, non ha avuto mai nemmeno il pur minimo rapporto di mediazione. Si dirà che Evola ha pur scritto un libro, Il cammino del Cinabro, che è un’autobiografia intellettuale, ma essa è, infatti, di natura assai differente da quello che vogliamo esplicitare con il nostro discorso.

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