Quando finalmente fui congedato dall’esercito imperiale, decisi di tornare a Roma. Mancavo da casa da dieci anni ed ero ansioso di riabbracciare mio figlio Enea e la mia sposa Metella. Volevo riassaporare le ampie strade ed i vicoli fumosi, le calende lascive, i combattimenti tra gladiatori, l’odore intenso dei piacula ed il respiro delle viscere animali, nelle quali leggere il fato di uomini e semidei. Il lungo viaggio di ritorno mi aveva spossato, ma non abbastanza da impedirmi di tenere fede al giuramento che prestai al Nume.